Il Sentiero delle Ossa: intervista all'autore, Ettore Mazza

Pubblicato il 2019-09-19

Il 25 settembre arriva in libreria e fumetteria Il sentiero delle Ossa di Ettore Mazza un libro che sorprende, per la grande personalità del disegno, e trascina per il crudo realismo dell’ambientazione preistorica. Abbiamo chiesto al giovane autore Ettore Mazza del suo libro in uscita, qui la piccola intervista che ne è nata.

Come e quando è nata di questo graphic novel?

È nata prima l’idea della storia: volevo raccontare un viaggio che fosse sia una fuga, sia un percorso di ricerca. La scelta della Preistoria come ambientazione è arrivata successivamente, mi piaceva l’idea di “vestire” la mia vicenda con un ambiente crudo e selvaggio.

Perché hai scelto questo titolo, Il sentiero delle ossa?

La scelta del titolo in effetti è stata difficile, e questa storia ne ha avuti diversi prima di questo. Credo che Il sentiero delle ossa colpisca bene il focus del libro: i personaggi, e noi con loro, devono seguire il percorso delle loro vite, compiere il proprio destino attraverso le proprie scelte. Sappiamo, però, che questo viaggio, in un modo o nell’altro, non lascerà nessuno indenne.

La costruzione dei personaggi protagonisti: c’è qualche aspetto autobiografico?

Ho provato a costruire le personalità dei personaggi miscelando tratti e caratteristiche di persone che conosco e da cui ho preso ispirazione. Credo sia inevitabile che una parte di me e delle mie vicende sia finita nel mix, ma tutto sommato ho provato ad tenere uno sguardo distaccato durante la stesura e la realizzazione del fumetto.

Perché hai deciso di dedicare il libro “Agli ultimi cacciatori e raccoglitori d’Europa”?

La dedica si rivolge agli ultimi cacciatori-raccoglitori perché, in parte, il libro parla della loro scomparsa e della fine del mondo come l’avevano conosciuto fino a quel momento. Sono persone che hanno popolato il nostro continente per molte migliaia di anni prima di venire assorbite dal primo vero avvento della modernità nella storia umana: l’agricoltura e la produzione del cibo. Ho scelto loro come soggetti delle mie vicende, perché sono stati gli ultimi, in questi luoghi, ad aver rappresentato un modo di vivere e intendere il mondo veramente diverso dal nostro, affascinante e troppo spesso escluso e dimenticato dal nostro immaginario e dalla nostra Storia.

C’è un messaggio che vorresti passasse attraverso la tua opera?

Con questo libro mi piacerebbe contribuire a diffondere uno sguardo più ampio e profondo nei confronti della nostra storia e del rapporto che intessiamo con i luoghi abitati dalla nostra memoria. Pensare a come siamo stati e non siamo più, oppure notare gli aspetti rimasti immutati credo aiuti a mettere in prospettiva il modo in cui intendiamo il nostro presente, ora più che mai proiettato nel futuro.

Raccontare le fasi e i meccanismi da cui è nata la società in cui viviamo ci permette di comprenderla e contestualizzarla meglio. Credo che un punto di vista così distante rispetto a quello a cui siamo abituati riesca a migliorare il nostro sguardo critico sulla contemporaneità. È bene non perdere consapevolezza del progresso che è stato e che sarà, non è un meccanismo automatico e al di fuori del nostro controllo, soprattutto quando comporta grandi cambiamenti al nostro modo di vivere e al nostro impatto sull’ambiente che ci circonda.